lunedì 24 aprile 2017

Referendum Alitalia, piano salvataggio respinto: spettro liquidazione

I lavoratori di Alitalia, chiamati ad esprimersi con il referendum, hanno rifiutato il preaccordo per il salvataggio, aprendo così la strada al commissariamento della compagnia.  Il "no" al nuovo piano industriale ha vinto nettamente, affermandosi con 6.816 voti, contro 3.206 "sì", vale a dire con il 67%. Lo
hanno riferito fonti sindacati comunicando il dato finale della consultazione. L'accordo, prefirmato il 14 aprile tra sindacati e Alitalia, avrebbe dato il via al piano industriale di durata quinquennale in vista della cessione della compagnia ristrutturata a Lufthansa. Il piano avrebbe previsto, tra le altre cose, una diminuzione degli esuberi per il personale a tempo indeterminato da 1.338 a 980, il taglio agli stipendi di chi vola  (fino a sfiorare il 20%, con una media dell'8%), il calo dei permessi a 102 l'anno, Cigs e nuovi assunti con contratto d'ingresso a livello low cost. La vittoria del No apre ora uno scenario complesso. Già martedì 25 aprile si riunirà il Cda di Alitalia, per deliberare la richiesta di amministrazione straordinaria speciale. Probabile la contestuale uscita dei soci per consegnare di fatto le chiavi dell'azienda al governo. Una volta formalizzata la richiesta, il ministero dello Sviluppo Economico procederebbe con la nomina di uno o più commissari (fino a 3). Senza acquirenti o nuovi finanziatori al commissario non resterebbe che chiedere il fallimento della compagnia, con la conseguente dichiarazione di insolvenza da parte del Tribunale. Il curatore fallimentare inizierebbe la procedura liquidatoria, con 2 anni di cassa integrazione, Naspi e quindi disoccupazione per i lavoratori, contestualmente la cessione "spezzatino" degli asset della compagnia. I costi della liquidazione della compagnia ammonterebbero, secondo alcuni calcoli, ad almeno 1 miliardo di euro.


Fonte: ANSA
Via: RaiNews24

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